{"id":202,"date":"2016-09-12T22:30:18","date_gmt":"2016-09-12T20:30:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/?p=202"},"modified":"2017-05-28T21:55:08","modified_gmt":"2017-05-28T19:55:08","slug":"storia-dello-speleo-club-roma-inghiottitoio-di-luppa-1953-55-di-italo-bertolani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/2016\/09\/12\/storia-dello-speleo-club-roma-inghiottitoio-di-luppa-1953-55-di-italo-bertolani\/","title":{"rendered":"STORIA DELLO SPELEO CLUB ROMA &#8211; INGHIOTTITOIO di LUPPA 1953-\u201955 (di Italo Bertolani)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Alle origini remote della fondazione dello S.C.R. credo ci sia un punto interrogativo.<br \/>\nPunto interrogativo che, una sera, sul finire dell\u2019anno 1952, si present\u00f2 all\u2019attenzione mia e di Giorgio Pasquini, all\u2019epoca entrambi giovani soci del Circolo Speleologico Romano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel grande salone di via Ulisse Aldrovandi, allora come oggi sede del glorioso sodalizio, attraeva infatti la nostra curiosit\u00e0 una cassettina di legno che, posta su un tavolino, conteneva ad uso di classificatore, un certo numero di schede, ognuna con pianta e notizie varie di grotte esplorate e conosciute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giorgio ed io eravamo reduci dalla campagna estiva del Circolo Speleologico, condotta nel luglio del \u201852 al Bussento e grotte limitrofe, sotto la guida di Carlo Franchetti ed eravamo naturalmente ansiosi di nuovi cimenti.<br \/>\nCercando materia per le nostre velleit\u00e0 esplorative, cominciammo a consultare le schede in questione quando, sola fra tutte, una di esse ci fece trasalire.<br \/>\nPortava il nome di Grotta di Luppa ed il rilievo, ben disegnato, terminava con una bella galleria interrotta nel tracciato di pianta, come se il rilevatore o il disegnatore avessero improvvisamente cessato il loro lavoro.<br \/>\nLa galleria pertanto doveva continuare ma, nel punto della sua logica, apparente prosecuzione, compariva, misterioso ed invitante, un bel punto interrogativo.<br \/>\nDa quel giorno, per quelle alterne ed imperscrutabili vicende della vita che, nell\u2019immediato loro svolgimento, non lasciano trasparire tutto il loro significato e le loro conseguenze, quel punto interrogativo cominci\u00f2 il suo lento lavoro \u201csotterraneo\u201d che contribu\u00ec, come vedremo pi\u00f9 avanti, alla fondazione nel 1959 dello Speleo Club Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella scheda di quella, per noi ancora sconosciuta, Grotta di Luppa, al punto interrogativo si accompagnava la dicitura: \u201cgrande galleria alta m 35\u201d.<br \/>\nInfine, nella pubblicazione di A. G. Segre sulla speleologia abruzzese, dalla quale la scheda era stata ricavata, la descrizione di quella cavit\u00e0, relativamente al punto massimo raggiunto, finiva con la frase: \u201cla galleria prosegue alta verso l\u2019ignoto\u201d. Non ci voleva altro per non farci stare pi\u00f9 nella pelle.<br \/>\nLe indagini all\u2019interno del Circolo non approdarono a nulla di concreto: s\u00ec, la grotta continuava, ma perch\u00e8, nel tracciato di pianta, il rilievo si interrompesse cos\u00ec stranamente, nessuno lo ricordava o lo sapeva. In realt\u00e0 quello era il punto massimo raggiunto nella prima esplorazione da Carlo Franchetti nel 1929 e giustamente il rilievo terminava cos\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In compenso tutti sapevano che l\u2019inghiottitoio di Luppa era lo smaltimento di una valle carsica che, alla prima pioggia, si riempiva d\u2019acqua ed il torrente che vi penetrava saliva immancabilmente di livello provocando pericolosissime piene.<br \/>\nCarlo Franchetti stesso era stato sorpreso da una di queste piene, nel suo tentativo del 1929, e solo per poco non finiva in tragedia.<br \/>\nSapemmo anche subito che era una grotta molto impegnativa e che le possibilit\u00e0 di affrontarla si potevano prevedere solo con l\u2019organizzazione di una grossa spedizione, con non meno di venti persone all\u2019interno.<br \/>\nA queste se ne dovevano accompagnare altre all\u2019esterno, dislocate sulla sommit\u00e0 dei colli e monti vicini, in contatto tra loro e con l\u2019antro di ingresso, con il compito di scrutare il cielo ed avvisare tempestivamente sulla eventualit\u00e0 di nuvole foriere di pioggia.<br \/>\nNaturalmente all\u2019interno lo svolgimento di un filo telefonico avrebbe consentito, in caso di pericolo, di avvisare i malcapitati che avrebbero dovuto abbandonare prontamente il fondo della galleria e guadagnare rifugi sicuri in parete, il pi\u00f9 in alto possibile.<br \/>\nIn effetti la precauzione del filo telefonico serv\u00ec a far salvare la pelle al sottoscritto e a Mario Franchetti, figlio di Carlo, quando il 1\u00b0 novembre 1958, fummo sorpresi dalla famosa temibile piena; ma ci\u00f2 potr\u00e0 essere argomento di un altro rapporto.<\/p>\n<div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 hundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-overflow:visible;--awb-flex-wrap:wrap;\" ><div class=\"fusion-builder-row fusion-row\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-column-no-min-height\" style=\"--awb-bg-size:cover;--awb-margin-bottom:0px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy\"><div id=\"attachment_208\" style=\"width: 523px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-208\" class=\" wp-image-208\" src=\"http:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_05-755x1024.jpg\" alt=\"Luppa 1960\" width=\"513\" height=\"696\" srcset=\"https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_05-200x271.jpg 200w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_05-221x300.jpg 221w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_05-400x543.jpg 400w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_05-600x814.jpg 600w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_05-755x1024.jpg 755w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_05-768x1042.jpg 768w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_05-800x1085.jpg 800w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_05-1200x1628.jpg 1200w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_05.jpg 2096w\" sizes=\"(max-width: 513px) 100vw, 513px\" \/><p id=\"caption-attachment-208\" class=\"wp-caption-text\"><em>Luppa 1960<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riprendendo invece a raccontare quale fosse nel \u201852-\u201953 la posizione mia e di Giorgio in seno al Circolo, nei riguardi di Luppa, fu subito chiaro che, da parte del Consiglio direttivo, autorizzazioni per ricognizioni in quella grotta non ne avremmo avute.<br \/>\nA Luppa, o si procedeva con una organizzazione di grosso impegno per uomini e materiali, o non ci si pensava nemmeno!<br \/>\nD\u2019altronde sul momento, i programmi del Circolo non prendevano in esame quella cavit\u00e0: per l\u2019estate del \u201853 era prevista l\u2019esplorazione dell\u2019abisso della Vettica; pertanto era bene che ci calmassimo e ci dedicassimo ad altre iniziative pi\u00f9 concrete.<br \/>\nAmmesso poi che avessimo deciso di procedere per conto nostro, se pure i consiglieri responsabili dell\u2019attivit\u00e0 non potevano impedircelo fisicamente, certamente il materiale per Luppa non ce lo avrebbero dato mai: questa era la situazione!<br \/>\nNon avemmo dubbi: ci saremmo andati da soli e, per non creare sospetti con gli addetti ai materiali, decidemmo di cancellare Luppa dai nostri discorsi.<br \/>\nAl momento opportuno avremmo chiesto attrezzature per una banale uscita e saremmo partiti per la nostra avventura.<br \/>\nAll\u2019inizio dell\u2019estate 1953 cos\u00ec avvenne; non ricordo che cosa inventammo nel compilare la scheda di prelevamento del materiale, fatto sta che ci fu dato e partimmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avevamo un piccolo vantaggio, se non altro psicologico, da non sottovalutare per l\u2019epoca: io ero a conoscenza dei luoghi.<br \/>\nInfatti ero stato alcuni anni in villeggiatura con la mia famiglia, poco dopo la guerra, a Tufo di Carsoli e per l\u2019occasione avevo preceduto i tempi organizzando, nell\u2019estate del \u201849, una minispedizione di ragazzetti all\u2019Ovido di Pietrasecca.<br \/>\nIl primo saltino ci aveva fermati ma fummo ricompensati dalla scoperta della galleria delle vaschette: fu la mia prima grotta ed allora non sospettavo che esistesse un\u2019attivit\u00e0 speleologica tanto pi\u00f9 organizzata in clubs o circoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, tornando alla partenza per Luppa, il problema era come raggiungere Pietrasecca che, non possedendo macchine o moto, era per noi ai confini del mondo, per lo meno di quello raggiungibile \u201cin giornata\u201d.<br \/>\nC\u2019era il treno fino a Carsoli e da l\u00ec gambe in spalla; oppure una corriera che per\u00f2 partiva da Roma di pomeriggio. Prendemmo quella ed arrivammo a Pietrasecca di sera.<br \/>\nAvevamo un carico complessivo di circa 70 kg, nel quale merita ricordare, oltre al resto, la presenza di due grosse scale costruite con gradini di legno lunghi 30 cm e cavetto d\u2019acciaio di 5 mm di diametro, dal peso inusitato.<br \/>\nSulla piazzetta di Pietrasecca fummo accolti dai presenti come oggi forse potrebbero essere accolti degli extraterrestri. Arrivare l\u00ec di sera, da Roma, per entrare nell\u2019Ovido di Luppa di notte!<br \/>\nCi salutarono con le loro benedizioni, certamente convinti che non eravamo del tutto sani di mente.<br \/>\nDa Pietrasecca a Luppa non c\u2019erano strade, solo una mulattiera. Partimmo col nostro carico sulle spalle che, passo dopo passo, si fece sempre pi\u00f9 pesante, perch\u00e8 il tracciato che seguivamo passava attraverso un rado bosco, con una vegetazione bassa molto fitta, nella quale rimanevamo impigliati e sbilanciati.<br \/>\nPensammo di migliorare la situazione approfittando di un lungo ramo sul quale appendemmo parte del materiale e le cui estremit\u00e0 mettemmo a spalla, secondo la migliore tradizione oleografica dei portatori africani.<br \/>\nSi approssimava lentamente l\u2019imbrunire quando arrivammo sul limitare di un lungo campo coltivato ad erba medica: significava per noi la liberazione dai rovi, dai pruni, dai rami bassi degli alberi e dalle ginestre.<br \/>\nEra una sera limpida e l\u2019alta valle di Luppa si apriva davanti a noi con i profili nitidi e puliti dei monti, nel cielo chiaro.<br \/>\nIl paesaggio emanava un senso di pace e di immobilit\u00e0; ma la costa bruna del monte Guardia d\u2019Orlando, incombente sulla destra, mandava sul prato un\u2019ombra inquietante che lo divideva per lungo in due met\u00e0: una ancora illuminata dal sole del tramonto, l\u2019altra gi\u00e0 presaga della notte vicina.<br \/>\nTrasalimmo appena per una vaga impressione di isolamento e di lontananza da ogni aiuto; in effetti nessuno sapeva che fossimo l\u00ec.<br \/>\nFu un attimo, attraversammo il campo e il vasto antro di ingresso dell\u2019inghiottitoio di Luppa si apr\u00ec di fronte a noi.<br \/>\nVi accedemmo. Eravamo nella zona d\u2019ombra, ma l\u2019intera vallata stava per entrarvi, che il sole scendeva veloce dietro l\u2019ultima cresta.<br \/>\nDalla soglia del grande portale vedemmo l\u2019aria vibrare, attraversata da lunghe ombre violette, come se un gigantesco velario calasse ormai dietro di noi.<br \/>\nNon c\u2019era tempo per i trasalimenti! Ci vestimmo, dimessamente come allora si poteva. Non avevamo stivali ma scarpette di tela a mezza strada tra le scarpe da tennis e le pedule; non avevamo mute di neoprene o simili, ma solo maglie di lana e una tuta militare mimetica per finire. Non avevamo guanti di gomma, cinture di sicurezza, discensori, lampade stagne e quanto altro caratterizza oggi l\u2019attrezzatura media di uno speleologo, ma un cordino da roccia alla vita, con un buon moschettone, quello s\u00ec!<br \/>\nEravamo i primi ad usarlo: non andava ancora di moda nella speleologia romana quel cordino di provenienza alpinistica, era anzi guardato con un misto di sospetto e commiserazione. Si adoperavano infatti larghe cinture di tela e cuoio normalmente in dotazione ai Vigili del Fuoco.<br \/>\nEntrammo che annottava e, per chi conosce Luppa, quello che riuscimmo a combinare durante la notte fu, a ripensarci con l\u2019esperienza di oggi, un misto di ridicolo e di patetico.<br \/>\nDopo una stretta galleria arrivammo ad un saltino dove armammo finalmente la nostra prima scala che smettemmo cos\u00ec di dover portare in spalla. Il saltino dava in una grossa marmitta piena d\u2019acqua profonda: \u201cil bicchiere\u201d.<br \/>\nEvitammo di scendere in acqua proseguendo con una certa attenzione lateralmente, su rocce levigate, ed arrivammo ad un saloncino da dove partiva il secondo salto vero e proprio.<br \/>\nNel frattempo Giorgio era riuscito a perdere una lampada elettrica che, sgusciata da una tasca della tuta, era finita, ormai imprendibile, nel \u201cbicchiere\u201d; per parte mia avevo reso inservibile, per un urtone maldestro, il beccuccio di una grossa lampada ad acetilene: la nostra quantit\u00e0 di luce si era ridotta di due terzi.<br \/>\nArmammo la seconda scala mediante l\u2019uso di un canapone legato ad un masso e scendemmo il salto finendo in acqua fino alla vita.<br \/>\nTutto questo ci aveva richiesto un tempo lunghissimo e un dispendio di energie con le quali oggi si riuscirebbe ad arrivare, forse, fino in fondo.<br \/>\nIn effetti per le misure desunte dalla citata scheda, avevamo portato con noi scale e corde, ingombranti e pesanti, atte a superare un primo salto di 16 metri ed un secondo di 21.<br \/>\nIn pratica due scaloni da 20 m ognuno e relative \u201ccapezze\u201d (come chiamavamo in senso dispregiativo le grosse funi da sicura da 3 cm di diametro), tutte cose che ci avevano impegnato inutilmente, perch\u00e8 il primo saltino risult\u00f2 di soli 6-7 metri ed il secondo di una dozzina.<br \/>\nSceso comunque questo secondo salto, trovammo che la galleria proseguiva completamente allagata con acque profonde.<br \/>\nNon avevamo previsto una simile eventualit\u00e0; avremmo dovuto proseguire nuotando, ma come potevamo reggere tutto quel maledetto peso delle residue corde, scale e ferraglia che avevamo dietro? Fino alla vita eravamo disposti a bagnarci ma a farlo completamente avemmo qualche perplessit\u00e0 per il freddo e la stanchezza ormai incombente.<br \/>\nAvremmo avuto bisogno di un canotto di gomma ma, a parte il peso in aggiunta al resto, non ne avevamo immaginato l\u2019impiego. Chiss\u00e0 perch\u00e8 ma pensavamo che in qualche modo, in roccia, si potesse sempre passare.<br \/>\nDopo un ultimo mesto sguardo alla galleria allagata che, stretta ed alta, si perdeva nell\u2019oscurit\u00e0, decidemmo di ripiegare e faticosamente lo facemmo, rammaricati per lo scarso rendimento che avevamo dimostrato.<br \/>\nAvevamo con noi la famosa scheda con il punto interrogativo, sottratta ormai da mesi dal classificatore, e ci rendemmo conto di aver conseguito solo un quarto del percorso che ci divideva dalla galleria \u201cproseguente alta verso l\u2019ignoto\u201d. Che smacco!<br \/>\nUscimmo che era giorno; le notti all\u2019inizio dell\u2019estate sono brevi ed il primo sole del mattino ci rinfranc\u00f2, ma era ormai troppo tardi per tornare a Pietrasecca a prendere la corriera che ripartiva per Roma molto presto.<br \/>\nCi caricammo cos\u00ec sulle spalle tutto quel maledetto peso e, percorrendo in salita la valle di Luppa, ne superammo il crinale verso Est e scendemmo penosamente fino al paese di Sante Marie dove, nel pomeriggio, prendemmo un treno per Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quell\u2019anno la nostra disponibilit\u00e0 di tempo in ulteriori tentativi nell\u2019inghiottitoio di Luppa era finita.<br \/>\nA parte gli impegni per gli esami universitari e a fine luglio i comuni programmi alpinistici all\u2019Ortles e in Dolomiti, Giorgio doveva partire ai primi d\u2019agosto per il corso allievi ufficiali a Lecce e il tutto fu rimandato al suo congedo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec fu e nell\u2019estate del \u201855, dopo aver mantenuto nel frattempo un assoluto silenzio sulla precedente ricognizione, riprendemmo le operazioni per Luppa.<br \/>\nIn verit\u00e0 avemmo nell\u2019ambito del Circolo un appoggio insperato e affettuoso da parte del consigliere Marcello Cerruti, valente entomologo, che stimavamo moltissimo.<br \/>\nGiorgio ed io riscuotevamo la sua fiducia e la sua simpatia e proprio in quel periodo Cerruti era addetto all\u2019attivit\u00e0.<br \/>\nGli raccontammo quanto avevamo fatto nel \u201853 e lo mettemmo a parte delle nostre intenzioni.<br \/>\nAnche lui fu d\u2019accordo di non parlarne ad altri, prese su di s\u00e8 la responsabilit\u00e0 dell\u2019iniziativa, si assicur\u00f2 che non facessimo fesserie e ci consegn\u00f2 l\u2019agognato materiale che si risolse, in pratica, nelle sole scale.<br \/>\nQuesta volta molte cose erano migliorate. Prima di tutto Giorgio aveva una Lambretta e con quella potevamo muoverci pi\u00f9 liberamente; circa poi l\u2019attrezzatura, le corde non erano pi\u00f9 dei canaponi da 30 mm di diametro, ma normali, per l\u2019epoca, corde da roccia in manila, personali.<br \/>\nLe scale erano le famose, per allora superleggere \u201cAzario\u201d, fatte comunque sempre con gradini di legno rinforzati alle estremit\u00e0 con ribattini in lamierino e munite di cavetti da 6 mm. In compenso erano larghe solo una ventina di centimetri, ma della loro \u201cleggerezza\u201d saremmo stati in grado di giudicare meglio qualche anno dopo.<\/p>\n<div class=\"fusion-clearfix\"><\/div><\/div><\/div><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-1 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-column-no-min-height\" style=\"--awb-bg-size:cover;--awb-margin-bottom:0px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy\"><div id=\"attachment_210\" style=\"width: 522px\" class=\"wp-caption alignright\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-210\" class=\" wp-image-210\" src=\"http:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_ArchivioCasale_c.jpg\" alt=\"Luppa 1960\" width=\"512\" height=\"406\" srcset=\"https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_ArchivioCasale_c-200x159.jpg 200w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_ArchivioCasale_c-300x238.jpg 300w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_ArchivioCasale_c-400x317.jpg 400w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_ArchivioCasale_c-600x476.jpg 600w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_ArchivioCasale_c-768x609.jpg 768w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_ArchivioCasale_c-800x634.jpg 800w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_ArchivioCasale_c.jpg 1008w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><p id=\"caption-attachment-210\" class=\"wp-caption-text\"><em>Luppa 1960<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avevamo poi un piccolo canotto Pirelli, prestato da un amico, e per essere certi, con tutta l\u2019acqua che allagava Luppa, di avere una sicurezza nella erogazione di luce, io mi procurai una grossa lampada che pesava da sola pi\u00f9 di 5 kg e che era in dotazione alle navi della Marina Militare.<br \/>\nLampada in struttura di alluminio, grossa quanto un vocabolario, assolutamente stagna e con una parabola di 12 cm di diametro.<br \/>\nLa misi in uno zainetto che incollai sulle spalle insieme ad altro materiale; certamente ci dette sicurezza, ma le mie scapole se la ricordarono a lungo.<br \/>\nPartimmo per Pietrasecca a met\u00e0 luglio. La Lambretta era talmente carica davanti, dietro e sui lati che, alla fine con noi sopra, a malapena se ne vedevano le ruote.<br \/>\nQuesta volta non fummo costretti ad entrare al tramonto. Arrivammo a Pietrasecca di mattina presto; la stagione era pi\u00f9 avanzata, la vegetazione pi\u00f9 rada e le ginestre dai cespi opulenti di fiori luminosi spandevano un profumo dolce insieme ed amaro, che sopravanzava quelli pi\u00f9 delicati e discreti delle rose di macchia, delle erbe, della terra, umide ancora.<br \/>\nRaggiungemmo Luppa pi\u00f9 facilmente, grazie anche al carico pi\u00f9 leggero e con grande determinazione cominciammo ad organizzarci per entrare la seconda volta.<br \/>\nIn quei due anni che erano passati, Luppa era rimasta, nei nostri desideri e nelle nostre speranze, come un tormento.<br \/>\nGiorgio mi scriveva da Lecce durante il corso, poi da Caserta, trasferito alla scuola truppe corazzate, e infine dal Friuli, ormai sottotenente dei Lancieri di Novara; io gli rispondevo da Roma e nelle nostre lettere ripassavamo i programmi, facevamo riflessioni sui materiali, ci caricavamo a vicenda; insomma quel punto interrogativo ci aveva stregati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrammo decisi: il primo saltino, il \u201cbicchiere\u201d, il secondo salto, furono superati celermente e ci ritrovammo al punto della nostra ritirata di due anni prima.<br \/>\nIl canotto conteneva a malapena uno solo di noi; dovevamo a tutti i costi limitare il peso dei materiali e ce ne eravamo procurato pertanto uno piccolissimo. Con una lunga sagola di richiamo passammo a turno i laghi e raggiungemmo la prima grande sala concrezionata.<br \/>\nUn breve riposo e, usando il canottino come contenitore per i materiali, proseguimmo arrivando allo pseudo-sifone. Fummo costretti a bagnarci completamente: c\u2019era molta acqua e la volta della grotta che si abbassava ne toccava quasi il pelo. Stando a bordo del canotto non c\u2019era spazio sufficiente per passare, ci immergemmo fino al naso e ci trascinammo dietro il canottino che faceva resistenza strusciando sotto la volta.<br \/>\nNon avevamo mute di gomma naturalmente, n\u00e9 di neoprene e l\u2019acqua era fredda, ma la determinazione era tanta e proseguimmo ansiosi: saltini, laghetti, passaggi in roccia, marmitte.<br \/>\nLa galleria era stretta ma molto alta, tenevamo ben presenti tutti i punti di risalita in caso di necessit\u00e0, ma lo facevamo pi\u00f9 per buona tecnica d\u2019avanzata che per reale bisogno, sapevamo infatti che il tempo fuori era buono.<br \/>\nOrmai eravamo vicini al nostro traguardo. Che sorpresa ci avrebbe riservato la grotta appena poco pi\u00f9 in l\u00e0? Dovevamo esserci ormai!<br \/>\nIl percorso si fece ancora pi\u00f9 stretto e levigato, sembrava una condotta forzata ed &#8230;&#8230; ecco cos\u2019era, maledizione!<br \/>\nNell\u2019oscurit\u00e0 profonda della galleria, le cui pareti, allargandosi in avanti improvvisamente, non riuscivamo pi\u00f9 ad illuminare n\u00e9 con le luci frontali, n\u00e9 con le acetilene, si apr\u00ec ai nostri piedi un gran salto di cui non vedevamo il fondo.<br \/>\nEcco cos\u2019era il punto interrogativo: un salto! E perch\u00e8 non lo avevano segnato su quella benedetta piantina? Certamente chi aveva fatto il rilievo doveva pure esserci arrivato.<br \/>\nIn effetti il \u201cpunto interrogativo\u201d lo avevamo lasciato alle nostre spalle di una trentina di metri e, senza avvedercene, avevamo superato apparentemente il punto massimo riportato nel rilievo della scheda.<br \/>\nMa allora quel salto eravamo i primi a vederlo? Ci affacciammo con cautela dalla galleria il cui fondo liscio e scivoloso si apriva di netto sul vuoto. Ormai potevamo prendere fiato.<br \/>\nCapimmo subito che l\u00ec era finita la nostra esplorazione: avevamo ancora una scaletta ma in tutto copriva solo 15 metri, non saremmo passati mai!<br \/>\nTirai allora fuori il mio famoso faro e con quello arrivammo a vedere particolari in basso ed in avanti della sala che proseguiva effettivamente alta e misteriosa.<br \/>\nStimammo l\u2019altezza del salto in 25-30 metri; sarebbe servito per la volta successiva.<br \/>\nEravamo contenti e orgogliosi anche se delusi: ad un salto di quelle dimensioni non avevamo pensato.<br \/>\nAvevamo per\u00f2 dimostrato che in due, solo in due, era stato possibile raggiungere quel punto e che tutto il timore reverenziale per quella grotta, che ne faceva escludere dal Circolo persino i programmi di esplorazione era, in buona parte, infondato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornammo indietro con calma, non perdemmo nulla, disarmammo i salti, sgonfiammo il canotto e riguadagnammo il maestoso antro d\u2019ingresso della \u201cnostra grotta\u201d.<br \/>\nEra a mezzo della notte ed avemmo il meritato premio: la luna piena, ferma nel cielo di fronte a noi, inondava di luce l\u2019alta valle di Luppa.<br \/>\nBagnati e felici ci sdraiammo su un prato e dividemmo finalmente una scatoletta di tonno. Il resto della notte lo passammo nel fienile di una casa colonica vicina.<br \/>\nScendendo la mattina successiva da Pietrasecca verso Carsoli, per la vecchia strada bianca che correva sotto i boschi di castagni (strada attualmente abbandonata, per la costruzione da anni della variante della Tiburtina-Valeria, che passa proprio di fronte a Luppa), la Lambretta, per il carico sbilanciato, perse il suo assetto e finimmo per terra.<br \/>\nCadendo arammo il brecciolino con il palmo delle mani e riportammo ferite che si rimarginarono pi\u00f9 di un mese dopo.<br \/>\nGiorgio che aveva le mani ridotte peggio delle mie, fu molto bravo nel riportare la Lambretta a Roma, ma venne da s\u00e9 che aument\u00f2 un poco il nostro disappunto per non aver potuto adoperare la jeep del Circolo.<br \/>\nAi giovani soci il suo uso era interdetto, anche se Giorgio in particolare, per un anno intero, durante la sua permanenza, come sottotenente dei Lancieri di Novara, in una unit\u00e0 corazzata, non aveva fatto altro che guidare mezzi identici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un primo pomeriggio pieno di sole, arrivammo in una Roma semideserta e dirigemmo senza indugi a casa di Marcello Cerruti.<br \/>\nLa fiducia che ci aveva accordato e indubbiamente una certa preoccupazione per la nostra sorte che pensavamo dovesse avere, consigliavano che gli dessimo, al pi\u00f9 presto e per primo, la notizia del nostro piccolo successo.<br \/>\nRicordo che, mentre nel suo studio gli raccontavamo i particolari dei due giorni precedenti, ci medic\u00f2 le mani e con una lunga pinzetta ci asport\u00f2 una miriade di sassetti rimasti nelle ferite.<\/p>\n<div class=\"fusion-clearfix\"><\/div><\/div><\/div><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-2 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-column-no-min-height\" style=\"--awb-bg-size:cover;--awb-margin-bottom:0px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy\"><div id=\"attachment_207\" style=\"width: 522px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-207\" class=\" wp-image-207\" src=\"http:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_01-756x1024.jpg\" alt=\"Luppa 1960\" width=\"512\" height=\"694\" srcset=\"https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_01-200x271.jpg 200w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_01-221x300.jpg 221w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_01-400x542.jpg 400w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_01-600x813.jpg 600w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_01-756x1024.jpg 756w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_01-768x1041.jpg 768w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_01-800x1084.jpg 800w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_01-1200x1626.jpg 1200w, https:\/\/www.speleoclubroma.org\/scr\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/1960-05-28-29_Luppa_FotoCosta_01.jpg 2096w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><p id=\"caption-attachment-207\" class=\"wp-caption-text\"><em>Luppa 1960<\/em><\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Speravamo che con la nostra ricognizione si potesse avviare la definitiva esplorazione della grotta in un clima di rinnovamento della tecnica e della mentalit\u00e0 speleologica.<br \/>\nMa erano speranze un po\u2019 velleitarie, giustificate dall\u2019entusiasmo della nostra giovane et\u00e0 che non teneva e non poteva tener conto delle resistenze che avrebbe provocato in chi aveva abitudini e prassi ormai consolidate da tempo.<br \/>\nInfatti la nostra iniziativa innesc\u00f2 lentamente tutta una serie di contrasti interni tra soci giovani e anziani che, invece di portare ad una coesione di intenti, origin\u00f2 prese di posizioni laceranti che alla fine concorsero alla fondazione dello Speleo Club Roma nel 1959.<br \/>\nFu l\u2019ennesima edizione del solito conflitto di generazioni. Da un lato una parte di soci \u201canziani\u201d, pur avendo rapporti personali cordiali e affettuosi con tutti, non riuscirono a comprendere che la gestione di un\u2019associazione, sportiva e di potenziale ricerca scientifica, doveva essere condotta con maggiore aderenza ai tempi che mutavano velocemente.<br \/>\nIl Circolo Speleologico Romano sembrava che fosse, per molti di loro, una entit\u00e0 strettamente personale, da non dividere troppo con altri; che dava lustro, ma senza grossi impegni.<br \/>\nDa un altro lato molti dei soci \u201cgiovani\u201d scalpitavano e non riuscirono ad avere la pazienza di aspettare che, con la loro spinta, si arrivasse ad una conduzione del Circolo moderna, agile, seria con responsabilit\u00e0 estese a chi effettivamente faceva attivit\u00e0 e si impegnava nella ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luppa nel frattempo continu\u00f2 ad essere frequentata dai giovani con tecniche di avanzamento pi\u00f9 agili e gradualmente con il sussidio di materiali moderni.<br \/>\nAlmeno questo non fu pi\u00f9 possibile impedirlo e piano piano ne fu completata l\u2019esplorazione.<br \/>\nLa \u201cprovocazione\u201d che attuammo Giorgio ed io nel \u201855 and\u00f2 pertanto oltre i fatti specifici di quella grotta; senza che ci potessimo rendere conto delle conseguenze finali, mise in moto un ingranaggio alimentato dalla scontentezza e dall\u2019energia di altri compagni arrivati al Circolo dopo di noi, ingranaggio che non fu possibile fermare e che, tutto sommato, fer\u00ec tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le dimissioni di dodici giovani dal Circolo Speleologico Romano, che formarono la base dei quattordici soci fondatori dello Speleo Club Roma, non avvennero senza rimpianti sia per chi and\u00f2 via, sia per chi rimase.<br \/>\nIo personalmente, che all\u2019epoca facevo parte della SUCAI-ROMA, proposi di creare, a simiglianza del Club Alpino, una sezione universitaria nell\u2019ambito del Circolo Speleologico che avesse, come per la SUCAI, un suo spazio parallelo e indipendente.<br \/>\nNon convinsi nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec quel punto interrogativo port\u00f2 a termine il suo lavoro. Chiss\u00e0 &#8230; se Giorgio ed io non avessimo trovato la scheda della grotta di Luppa &#8230;&#8230;<br \/>\nMa i \u201cchiss\u00e0\u201d non hanno valore e pertanto, complice e pronuba una birreria di via Simeto che ospit\u00f2, nella memorabile sera del 5 dicembre 1958, i transfughi con i loro sostenitori, lo Speleo Club Roma prese il volo.<br \/>\nPrese il volo con le bianche ali del pipistrello del suo distintivo che ebbi l\u2019onore e il piacere di disegnare e che cos\u00ec furono motivate e giustificate dalla esuberante immodestia che subito caratterizz\u00f2 la nuova mentalit\u00e0 del gruppo: \u201cTutti sono capaci di essere pipistrelli neri; solo noi dello Speleo Club Roma saremo pipistrelli bianchi!\u201d<br \/>\nQuanto eravamo giovani!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Italo Bertolani<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roma, 5 maggio 1988<\/p>\n<div class=\"fusion-clearfix\"><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alle origini remote della fondazione dello S.C.R. credo ci sia un punto interrogativo. Punto interrogativo che, una sera, sul finire dell\u2019anno 1952, si present\u00f2 all\u2019attenzione mia e di Giorgio Pasquini, all\u2019epoca entrambi giovani soci del Circolo Speleologico Romano. 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