Gli speleologi sono persone apparentemente normali, almeno finché non cominciano a parlare di grotte, corde, pozzi, strettoie e fine settimana trascorsi nel fango. A quel punto diventa evidente che le loro abitudini meritano di essere osservate, studiate e, possibilmente, illustrate.
Questo Manuale illustrato di strane abitudini nasce proprio con tale ambizioso intento: raccogliere e mostrare disegni e vignette realizzati nel corso di molti anni dai soci dello Speleo Club Roma che documentino queste abitudini così particolari. Non è un vero manuale, naturalmente, e sarebbe prudente non utilizzarlo per imparare le tecniche di progressione in grotta. È piuttosto una cronaca irregolare e affettuosa della vita del Club: una storia parallela, affidata non alle relazioni, ai rilievi o ai verbali delle riunioni, ma alla matita dei suoi protagonisti.
Le tavole documentano alcuni comportamenti tipici dello speleologo: la propensione a infilarsi volontariamente in passaggi dai quali una persona ragionevole si terrebbe lontana; la capacità di considerare “breve” un’uscita di molte ore; l’abitudine a trasportare sacchi pesantissimi in luoghi difficilmente raggiungibili; la misteriosa attrazione per il buio, il freddo e il fango. Non mancano corde aggrovigliate, attrezzature esotiche, indicazioni topografiche interpretate con eccessiva fantasia e rientri in superficie a orari incompatibili con qualsiasi programma iniziale.
Nei disegni di Luciano Cianetti “Luck”, Enrico Conti, Daniele Imperi “Ludus”, Fabrizio Ardito, e di altri autori i cui nomi purtroppo si sono persi nelle brume del tempo, episodi realmente accaduti, personaggi riconoscibili e situazioni ricorrenti vengono trasformati in un piccolo repertorio della comunità speleologica. Nessuno può dirsi completamente al sicuro: né i veterani, custodi di un’esperienza talvolta leggendaria, né i principianti, ancora convinti che le parole “ormai siamo quasi fuori” abbiano un significato preciso.
Dietro ogni vignetta si riconoscono però l’amicizia, la complicità e la passione che tengono unito un gruppo. Ridere delle proprie avventure e soprattutto delle proprie disavventure è anche un modo per ricordarle, condividerle e renderle parte di una memoria comune. Questi disegni raccontano così, con leggerezza, molti anni di esplorazioni e vita associativa, mostrando come lo Speleo Club Roma abbia saputo trasformare inconvenienti, fatiche e piccoli disastri in occasioni per sorridere insieme.
Presentata in occasione del Raduno Speleologico di Costacciaro 2026, la mostra propone dunque un’indagine semiseria su una comunità dalle abitudini decisamente particolari: un manuale illustrato nel quale gli speleologi potranno facilmente riconoscersi e tutti gli altri troveranno finalmente conferma ai propri sospetti. Ma è anche un omaggio a quella capacità di ridere di sé che, accanto alle corde, al casco e al carburo di una volta, ha sempre fatto parte dell’equipaggiamento dello speleologo. Perché l’autoironia, come una buona lampada frontale, non elimina gli ostacoli, ma aiuta certamente ad affrontarli meglio.
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